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Microbioma e celiachia: quali possibili legami?

Per svolgere in modo ottimale le funzioni metaboliche ed immunitarie e prevenire lo sviluppo di malattie, è fondamentale che il sistema microbioma-ospite sia in equilibrio. Sempre più evidenze scientifiche, infatti, supportano l’ipotesi che la disbiosi intestinale sia associata all’insorgenza di numerose malattie infiammatorie croniche, tra cui la celiachia (1)

COSA SI INTENDE PER MICROBIOTA E MICROBIOMA?

Per microbiota si intende la popolazione di microrganismi vivi che convivono in un ambiente in un determinato tempo (2).

Per microbioma si intende l’insieme dei microrganismi, dei loro genomi e delle interazioni ambientali che questi stabiliscono in un dato ambiente (3).

Sebbene non esista una “firma microbica” univoca della malattia, recenti studi (4,5) hanno documentato, nei pazienti affetti da celiachia, un aumento delle specie potenzialmente patogene, quali Bacteroides, Prevotella ed E. coli, ed una riduzione di quelle benefiche, tra cui Bifidobacterium e Lactobacillus, rispetto ai controlli sani.

Non è ancora chiaro se questo squilibrio tra specie pro-infiammatorie ed anti-infiammatorie sia la causa o la conseguenza dell’insorgenza della malattia, tuttavia, sono stati ipotizzati alcuni meccanismi attraverso cui la disbiosi potrebbe favorire lo sviluppo della celiachia nei soggetti predisposti. Tra questi: la modulazione della barriera epiteliale, l’esacerbazione della risposta immunitaria specifica per la gliadina e l’attivazione del sistema immunitario innato (6).

La disbiosi intestinale nei pazienti celiaci spesso persiste indipendentemente dall’adesione ad una dieta priva di glutine ed è in parte anche supportata proprio da questo regime alimentare. La definizione di strategie complementari per il supporto al trattamento della celiachia, come la modulazione del microbiota, è in fase di studio. Tra queste la supplementazione di probiotici selezionati, come Bifidobacterium e Lactobacillus, è stata dimostrata poter ripristinare l’equilibrio del microbiota e migliorare i sintomi nei pazienti celiaci (7,8). I probiotici possono, infatti, influenzare la malattia celiaca attraverso tre potenziali meccanismi (9):

1

Digestione delle proteine del glutine in piccoli polipeptidi non immunogenici, eliminando e/o riducendo il fattore scatenante della patologia;

2

Conservazione dell’integrità della barriera intestinale impedendo l’accesso dei polipeptidi immunogenici alla lamina propria;

3

Mantenimento dell’omeostasi del microbioma intestinale e della regolazione del sistema immunitario innato e adattativo.

Ulteriori studi sono ancora necessari per definire il reale utilizzo dei probiotici nel trattamento malattia celiaca.

Riferimenti
1.Berg G., Rybakova D.; Fischer D.; Cernava T. et al. (2020). Microbiome definition re-visited: Old concepts and new challenges. Microbiome. 8 (1): 103
2.Girbovan A., Sur G., Samasca G., Lupan I., (2017). Dysbiosis a risk factor for celiac disease. Medical Microbiology and Immunology. Apr; 206(2):83-91.
3.Marchesi JR, Ravel J. (2015). The vocabulary of microbiome research: a proposal. Microbiome. 3: 31
4.Kaliciak I., Drogowski K., Garczyk A., Kopeć S., Horwat P, Bogdański P., Marta Stelmach-Mardas M., Marcin Mardas M.(2022). Influence of Gluten-Free Diet on Gut Microbiota Composition in Patients with Coeliac Disease: A Systematic Review. Nutrient. May; 14(10): 2083.
5.Anthony K. Akobeng, Parul Singh, Manoj Kumar & Souhaila Al Khodor, (2020). Role of the gut microbiota in the pathogenesis of coeliac disease and potential therapeutic implications. European Journal of Nutrition, Dec; 59(8):3369-3390
6.Cenit MC., Olivares M., Codoñer-Franch P., Sanz Y., (2015). Intestinal Microbiota and Celiac Disease: Cause, Consequence or Co-Evolution? Nutrients. Aug; 7(8): 6900–6923.
7.Cristofori F., Indrio F., Miniello VL., De Angelis M., Francavilla R. (2018). Probiotics in Celiac Disease. Nutrients. Nov 23; 10(12):1824
8.Seiler CL, Kiflen M, Stefanolo JP, Bai JC, Bercik P, Kelly CP, Verdu EF, Moayyedi P, Pinto-Sanchez MI., (2020). Probiotics for Celiac Disease: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. The American Journal of Gastroenterology Oct;115(10):1584-1595.
9.Chibbar R., Dieleman LA (2019). The Gut Microbiota in Celiac Disease and probiotics. Nutrients. Oct 5; 11(10):2375

Terapia dietetica nei pazienti con celiachia non responsiva

Nella grande maggioranza dei pazienti affetti da celiachia la prognosi della malattia è eccellente e mostra un miglioramento dei sintomi dopo l’adozione di una dieta priva di glutine. Tuttavia, una quota consistente di pazienti celiaci (30% circa), nonostante una ferrea aderenza a questo regime alimentare, continua a presentare una sintomatologia gastrointestinale.

La celiachia non responsiva è una condizione caratterizzata dalla persistenza dei sintomi gastrointestinali della celiachia, nonostante una rigorosa aderenza alla dieta senza glutine seguita per almeno 12 mesi (1).

Nei pazienti che non rispondono alla terapia dietetica devono essere ricercate altre cause che comportano la persistenza dei sintomi. Nel 38% dei casi questo persistere di sintomi gastrointestinali, quali l’alterata frequenza di evacuazione e il gonfiore addominale, sono correlati a sindrome dell’intestino irritabile sovrapposta alla malattia celiaca (2). L’associazione è dovuta al fatto che queste due patologie hanno dei meccanismi parzialmente condivisi, come l’infiammazione della mucosa, l’ipersensibilità viscerale, la dismotilità e l’alterazione del microbiota intestinale.

Dati emergenti sostengono che in queste circostanze una dieta LOW FODMAP, abbinata ad una dieta senza glutine, porti ad un miglioramento a lungo termine nella qualità di vita e dei sintomi gastrointestinali (3, 4).

Cos'è la dieta low fodmap?

Il termine FODMAP è un acronimo (derivato dall’inglese “Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols) e si riferisce ai carboidrati a corta catena che vengono scarsamente assorbiti nel tratto gastro-intestinale (5).

La dieta LOW FODMAP, ideata e studiata alla Monash University in Australia, prevede:

  • l’eliminazione iniziale di tutti gli zuccheri FODMAP per un periodo di 2-4 settimane;
  • una reintroduzione graduale e progressiva di tutti gli alimenti, gruppo per gruppo, monitorando la sintomatologia intestinale.

I FODMAP si trovano in un’ampia gamma di alimenti, come frutta, verdura, pane, cereali, noci, legumi e dolciumi.

Il principio fisiologico che sostiene la restrizione dei FODMAP si basa sul fatto che questi piccoli carboidrati indigeribili e spesso fermentabili raggiungono il colon e vengono fermentati dal microbiota, generando un aumento di acqua e gas nel lume intestinale che sono responsabili delle manifestazioni sintomatologiche. La riduzione dell’assunzione di questi carboidrati a corta catena riduce l’osmolarità intestinale e la produzione di gas, contribuendo così a ridurre i sintomi gastrointestinali (6).

Questo trattamento dietetico combinato per il trattamento dei disturbi gastrointestinali nei pazienti con celiachia non responsiva rappresenta, quindi, un’opportunità per ottimizzare la loro gestione clinica ma necessita di ulteriori studi per comprenderne meglio i meccanismi.

Riferimenti
1. Baggus, E.M.R.; Hadjivassiliou, M.; Cross, S.; Penny, H.A. (2019). How to manage adult coeliac disease: Perspective from the NHS England rare diseases collaborative network for non-responsive and refractory coeliac disease. Frontline Gastroenterol. Aug 8;11(3):235-242
2. Sainsbury, A.; Sanders, D.S.; Ford, A.C. Prevalence of irritable bowel syndrome-type symptoms in patients with celiac disease: A meta-analysis. Clin. Gastroenterol. Hepatol. 2013, 11, 359–365
3. Altobelli E, Del Negro V, Angeletti PM, et al. (2017) Low-FODMAP diet improves irritable bowel syndrome symptoms: a meta-analysis. Nutrients 9(9), 940
4. Roncoroni L., Bascuñán K.A., Doneda L., Scricciolo A., et al. (2018) A low FODMAP gluten-free diet improves functional gastrointestinal disorders and overall mental health of celiac disease patients: A randomized controlled trial. Aug 4;10(8):1023
5. PR Gibson and SJ Shepherd, (2005) Personal view: food for thought—western lifestyle and susceptibility to Crohn’s disease. The FODMAP hypothesis, in Aliment Pharmacol Ther., vol. 21, n. 12, pp. 1399–1409,
6. Major, G.; Pritchard, S.; Murray, K.; Alappadan, J.P.; Hoad, C.L.; Marciani, L.; Gowland, P.; Spiller, R. (2017). Colon hypersensitivity to distension, rather than excessive gas production, produces carbohydrate-related symptoms in individuals with irritable bowel syndrome. Gastroenterology. Jan;152(1):124-133.e2.